Pavia | Italia

Collezione Cucchiarelli-Meoli

Angela Cucchiarelli e Attilio Meoli

Quando e perché avete iniziato a collezionare?

La voglia di collezionare opere d’arte è nata poco tempo fa. Il primo acquisto consapevole e finalizzato all’avvio di una collezione risale a metà 2018. La scelta di collezionare, oltre all’aspetto emotivo e sensoriale, rappresenta anche una diversificazione del portafoglio di investimenti. Preso atto che l’opera d’arte è identificata come un asset class, non riteniamo che questo aspetto sminuisca l’intrinseco ed evidentemente primario valore culturale dell’arte.

Giulio Turcato, Fosforescente, Tecnica mista su tela 72 x 98 cm

La prima opera che avete acquistato?

Un’opera di Giulio Turcato dal titolo “Fosforescente”, una tecnica mista su tela di 72x98 cm.

L’ultima?

Un’opera di Sean Landers, “Jesus”, un olio su tela di lino del 1999. Risulta palese, rispetto al primo acquisto, la decisa correzione di traiettoria di attenzione collezionistica verso l’arte contemporanea più attuale.

Ian Tweedy, To have the courage to take risks, 2008, Matita su carta 21 x 14 cm

Wang Yigang, Works on paper n. 23, 2016 Acrilico su carta 77 x 57 cm

Com’è cambiato il focus della vostra collezione?

Finora abbiamo prediletto l’arte storicizzata italiana, con qualche recente incursione nel contemporaneo internazionale. Ora stiamo maturando sempre più l’ipotesi di proseguire questa parte del percorso appena iniziata, concentrando l’interesse verso l'arte contemporanea internazionale, con particolare attenzione a quello che succede nel continente Africa ed alla sua produzione artistica in situ e delle diaspore.

Perché l’Africa?

Insieme a tanti altri compagni d'avventura siamo impegnati in un’iniziativa non-profit: “African Art in Venice Forum”, nata lo scorso anno per volontà di un caro amico. Si tratta di un forum biennale che si tiene ad inizio maggio, nei giorni di presentazione della Biennale d’Arte di Venezia. L'associazione ha lo scopo di sensibilizzare e favorire la diffusione dell’arte contemporanea africana e di rafforzare le relazioni dell’ecosistema di professionisti dell’arte, studiosi, ricercatori, attori sociali e culturali in questo contesto.

Sean Landers, Jesus, 1999 Olio su tela di lino 71 x 61 cm

Francesco Clemente, Senza titolo 1983-1984, Pastello su carta 52,5 x 42,5 cm

Quindi condividete questa passione con altri amici collezionisti?

Il contatto con altri collezionisti, amici e non, è anche una conseguenza dell’attività professionale di Attilio. Evitando ipocrisie immediatamente smascherabili, risulta pleonastico affermare che i temi del discorso artistico che normalmente si affrontano coi diversi interlocutori, siano essi collezionisti, operatori professionali del mercato, amici, o clienti (nel tempo la categoria di ciascun soggetto muta ed evolve dall’una all’altra e spesso le categorie si stratificano, convivendo anche bene insieme), inevitabilmente si focalizzano anche su aspetti chiaramente legati al mercato e all’economia dell’arte.

Che ruolo ha Collective in questo senso?

Ci stiamo impegnando per trovare un filo conduttore nella nostra collezione e siamo sicuri che Collective potrà darci una mano nel fare ordine dopo la prima fase.

Getullio Alviani, Senza titolo, 1962, Serigrafia su pannello in mdf, es. 121/150, Plura Edizioni, Milano 70 x 50 cm

Galliano Mazzon, Senza titolo, 1948, Pastello su cartoncino 32 x 23 cm

Cosa significa per voi “collezionare”?

Siamo poco interessati al collezionismo inteso come puro possesso di opere d’arte raccolte "a flusso unidirezionale", intendendo con ciò un flusso esclusivamente in ingresso, tant'è che immaginiamo la nostra collezione come un contenitore, sì con tante nuove acquisizioni, ma con altrettante opere d’arte che, nel tempo, ci lasceranno, sia perché i nostri gusti ed i nostri interessi evolvono e cambieranno, sia perché potrà essere conveniente dismettere opere per poter disporre di una dotazione al fine di acquisirne altre. Il collezionare è un’attività che ci procura piacere perché, oltre ad ottenere dall’opera d’arte un dividendo estetico quotidiano e rappresentare un’occasione per approfondimenti tematici e riflessioni non solo sull’arte, è un’opportunità unica e imperdibile per tessere relazioni sociali con tutti gli attori che contribuiscono ad alimentare la cultura che, in ultima analisi, per noi, significa evoluzione e crescita personale e collettiva. Ciò detto, volendo analizzare in profondo il profilo psicologico del collezionista, una parte di verità forse la si ritrova anche in una riflessione di Achille Bonito Oliva. Cito alcuni passaggi: “Il collezionismo agisce in nome di un amore per l’arte che la feticizza e la privilegia al di sopra di altri oggetti della produzione (…) Il collezionista proietta e delega la propria creatività all’artista che la gestisce e la oggettiva in forme che dietro un compenso economico ritornano al delegante (…) Se l’arte è produzione di desiderio, di impossibili possibilità, produzione di inconscio (come dicono Deleuze e Guattari), allora il collezionismo è la copia del desiderio irrisolto e divenuto nostalgia, coltivata attraverso l’artificiale accumulazione di opere d’arte”.

L’acquisto mancato?

Per ora nessun rimpianto. Stiamo ancora definendo l’ambito artistico e il tema portante della collezione.

L’importanza delle fiere per i vostri acquisti?

Da qualche anno frequentiamo le fiere più importanti: Art Basel, Frieze, Tefaf… anche 1:54. Sono ottime occasioni che ci consentono di avere uno sguardo d’insieme della produzione artistica del passato, del presente e, soprattutto, di intuire le nuove tendenze dell’arte.

 

Mario Sironi, Composizione con figure, cavallo e cavaliere, 1949 circa

Chin Hsiao, VK - 120, 1960, Olio su tela, 89 x 89 cm

E i social network?

Complice l’età, fino a poco tempo fa abbiamo frequentato poco i social network, ora con maggiore assiduità, soprattutto Instagram. Comunque, preferiamo visitare esposizioni, fiere, gallerie, musei. Per ora la realtà reale resta la più coinvolgente.

Tra i protagonisti del mondo dell'arte che avete incontrato, chi vi ha maggiormente colpito?

Emilio Isgrò, con cui abbiamo passato un pomeriggio alla penultima edizione di Art Basel a Basilea.

Achille Perilli, Lacrime per l'anarchia, 1957, Tecnica mista con collage su tela, 42 x 54,5 cm

Tra gli artisti contemporanei, chi vorreste invitare a cena?

Simphiwe Buthelezi, artista della galleria sudafricana SMAC Gallery di Città del Capo, e il collettivo russo AES+F (Tatiana Arzamasova, Lev Evzovich, Evgeny Svyatsky e Vladimir Fridkes), che abbiamo scoperto attraverso Manifesta 12. Le loro opere in porcellana proponevano il tema dei migranti che attraversano il Mediterraneo per giungere dall’Africa alla Sicilia. Il forte contrasto fra il mezzo utilizzato, la porcellana, e il drammatico e dibattuto problema dell’accoglienza ci ha affascinato. Il nostro interesse per il gruppo deriva anche al fatto che da una dozzina d’anni la nostra famiglia, insieme ad altre famiglie pavesi, accoglie ogni anno un nucleo di bimbi bielorussi provenienti dalle zone ancora contaminate dal disastro nucleare di Chernobyl. È un legame oramai consolidato che è sfociato in una fascinazione, anche culturale, per le regioni dell’Est Europa. Nel 2018 abbiamo anche visitato in Bielorussia Art Minsk, un festival internazionale di arte contemporanea. Un solo invito a cena non basterebbe per esaurire i numerosi temi che emotivamente e intellettualmente ci coinvolgono e ci appassionano.

Gianni Bertini, Fuga di Friso, 1957, Olio su tela, 81 x 65 cm

E tra quelli del passato?

Limitando la possibilità di scelta al Novecento, Enrico Prampolini.

Pro e contro il prestito d’arte?

Siamo favorevoli in quanto offre la possibilità di condividere il piacere e il godimento che procura l’opera d’arte; ma non nascondiamo l’apprensione che genera l’affidare l’opera d’arte alle “cure" di terzi.

Attilio Meoli e Angela Cucchiarelli a Bali dopo aver partecipato ad una cerimonia in un tempio Indù

Robert Kusmiroswki, Match box drawing (C), 2009, Tecnica mista su cartoncino, 20,5 x 16 cm