07/01/2020 | Maria Adelaide Marchesoni

Biennali, Triennali e mostre nel 2020

Da Manifesta alla Biennale di San Paolo, gli appuntamenti con l'arte da segnare in calendario

Febbraio

Londra Tate Modern, Steve McQueen |13 febbraio – 11 maggio 2020|

Dal 13 febbraio all’11 maggio 2020 prima grande mostra alla Tate Modern (Londra) dedicata all’artista Steve McQueen (1969), Turner Prize nel 1999. In esposizione 14 grandi opere tra film, fotografia e scultura, tra cui il suo primo film girato con una macchina in Super 8, Exodus 1992/97, e il recente End Credits 2012-on going, l'omaggio di McQueen al cantante, attore e attivista per i diritti civili afroamericano Paul Robeson, per la prima volta nel Regno Unito. La mostra, che abbraccia due decenni della carriera dell’artista, rivelerà come l'approccio pionieristico di McQueen al cinema abbia ampliato il modo in cui gli artisti lavorano con il mezzo, creando ritratti struggenti del tempo e del luogo. Negli ultimi 25 anni Steve McQueen ha creato alcune delle più innovative opere di immagine in movimento concepite per gli spazi delle gallerie. Ha anche diretto quattro lungometraggi, tra cui il premio Oscar 12 Years a Slave.

Steve McQueen, Static 2009, Video still, © Steve McQueen. Courtesy the artist, Thomas Dane Gallery and Marian Goodman Gallery-

Marzo

Sydney (Australia) 
22ª Biennale of Sydney | 14 marzo – 8 giugno 2020 |
Con il titolo Nirin, l’artista- curatore Brook Andrew mette al centro della scena le questioni che riguardano i popoli indigeni e della Prima Nazione, insieme alle "preoccupazioni più urgenti" del pianeta. Nirin, significa "bordo", e il suo programma di performance si chiama "Wir", o Sky entrambi le parole provengono dagli antenati del curatore, i Wiradjuri del centro ovest del New South Wales. Andrew vuole che gli artisti espongano "le ansie irrisolte del passato e gli strati nascosti del soprannaturale". Per la prima volta, artisti provenienti da Nepal, Georgia, Afghanistan, Sudan ed Ecuador parteciperanno alla mostra che si terrà in sei sedi nella città australiana e oltre, fino alle Blue Mountains. Ad essi si aggiungeranno artisti come Arthur Jafa, José Dávila, Lawrence Abu Hamdan, Teresa Margolles, Zanele Muholi, Lisa Reihana e Laure Prouvost.

Sammy Baloji, Gorilla territory: Camp for war refugees, Bulengo, Goma (2013), digital photograph on hahnemühle pearl, courtesy of the artist and Axis Gallery

Aprile

Berlino Gropius Bau Otobong Nkanga | 30 aprile - 2 agosto 2020 |

La personale dell’artista nigeriana è il risultato della residenza di un anno, parte del progetto In House: Artist in Residence 2019, al Gropius Bau, e offrirà spunti di riflessione sui temi centrali del suo lavoro. L'interesse di Otobong Nkanga risiede nel complesso rapporto tra l'uomo e la terra. evoca l'idea che il corpo umano e il paesaggio su cui si muove sono interdipendenti. Basandosi su un'ampia ricerca e sull'intreccio di vari media come il disegno, l'installazione e la performance, traccia il movimento di minerali, beni e persone per esplorare in profondità i processi economici ed ecologici. Nel suo lavoro indaga anche i diversi significati attribuiti alle risorse naturali nelle varie culture e il rapporto violento su cui si basa la loro estrazione e la loro ulteriore lavorazione - sfidando così i modi di pensare tradizionali. La personale dell’artista nigeriana è il risultato della residenza di un anno, parte del progetto In House: Artist in Residence 2019, al Gropius Bau, e offrirà spunti di riflessione sui temi centrali del suo lavoro.

Otobong Nkanga, Solid Maneuvers, 2015. Various metals, Forex, acrylic, tar, salt, make-up, vermiculite, Dimensions variable, Installation view Crumbling Through Powdery Air, Portikus, 2015 Photo: Helena Schlichting, courtesy: Portikus

Maggio

Venezia 

17ª Mostra Internazionale di Architettura | 23 maggio - 29 novembre 2020 |

Con il titolo How will we live together? a cura di Hashim Sarkis la Biennale di Architettura vuole sottolineare la necessità “di un nuovo contratto spaziale” per migliorare il contesto in cui viviamo caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori. La richiesta agli architetti invitati a partecipare alla Biennale Architettura 2020 da parte del curatore è di immaginare degli spazi “nei quali possiamo vivere insiemeinsieme come esseri umani malgrado la crescente individualità, insieme come nuove famiglie in cerca di spazi abitativi più diversificati e dignitosi; insieme come comunità emergenti; insieme trascendendo i confini politici per immaginare nuove geografie associative; e insieme come pianeta intento ad affrontare delle crisi che richiedono un’azione globale affinché possiamo continuare a vivere”. Il tema curatoriale vuole incoraggiare gli architetti a coinvolgere nella loro ricerca altre figure professionali e gruppi di lavoro: artisti, costruttori, artigiani, ma anche politici, giornalisti, sociologi e cittadini comuni. Hashim Sarkis è architetto, docente e ricercatore. Titolare di Hashim Sarkis Studios (HSS),fondato nel 1998 e con sedi a Boston e Beirut, dal 2015 presiede anche la School of Architecture and Planning al Massachusetts Institute of Technology (MIT). Lo studio HSS si è distinto nell’ambito dell’edilizia sociale e residenziale, parchi, edifici istituzionali, pianificazione e progettazione urbana. HSS ha ricevuto vari riconoscimenti per i suoi progetti in Libano, tra cui gli Alloggi per Pescatori a Tiro, il municipio di Biblo e le Courtower Houses sulla costa di Aamchit. Sarkis è stato membro della giuria internazionale della Biennale Architettura 2016.

Hashim Sarkis - Photo by Bryce Vickmark

Riga (Lettonia)

RIBOCA2 | 16 maggio – 11 ottobre  2020 |

La seconda Biennale di Riga RIBOCA2: and suddenly it all blossoms a cura di Rebecca Lamarche-Vadel  veicola, in un contesto globale di sconvolgimenti ecologici, economici e politici, il concetto di rinnovamento come strumento per comprendere il presente e come base per lo sviluppo di un futuro possibile. Prendendo in prestito il titolo dal poeta lettone Māra Zālīte (1952), la mostra ri-immagina il modo di essere umano ed esplora altre strade per creare relazioni. Offrendo alternative alle narrazioni apocalittiche, RIBOCA2 si oppone al cinismo e alla disperazione politica, trasformando la paura in opportunità e il pericolo in vitalità.  L'85% delle opere che saranno esposte sono nuove commissioni, prodotte in stretta relazione con la comunità locale. Fedele alla sua missione di promozione delle scene artistiche locali e dei paesi vicini, quasi un terzo degli artisti partecipanti proviene dai paesi baltici,  il 60% circa dalla regione baltica (tra cui Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Lettonia, Lituania, Polonia e Russia) in dialogo con artisti provenienti da Argentina, Austria, Belgio, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Messico, Norvegia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. 


Alex Baczynski-Jenkins, Until a thousand roses bloom (with Warsaw in the background), 2018. Performance view, Foksal Gallery Foundation, Warsaw, 2018. Courtesy of the artist and Foksal Gallery Foundation. Photo: Spyros Rennt.

Giugno

Marsiglia

Manifesta 13 | 7 giugno – 1 novembre 2020 |

Traits d’union.s, è il titolo di Manifesta 13.  La presenza nel titolo della “.s” vuole sottolineare la pluralità dei Traits d'union.s che si costruiranno tra i partecipanti di Manifesta 13 e i marsigliesi. Infatti per la seconda volta, dopo Palermo, Manifesta si interroga su come sia possibile non solo coesistere, ma anche unirci per creare nuove forme di solidarietà. Il team curatoriale è composto dal marocchino Alya Sebti attuale direttore della ifa Gallery di Berlino, dall'architetto spagnolo Marina Otero Verzier Direttore della Ricerca e Sviluppo dell'Het Nieuwe Instituut di Rotterdam, Olanda, dalla russa Katerina Chuchalina, capo curatrice presso la V-A-C Foundation (Mosca - Venezia) e dal tedesco Stefan Kalmár attualmente direttore dell'ICA di Londra.

 

Un'installazione di Fallen Fruit (duo di artisti californiani formato da Austin Young e David Allen Burns), realizzata per Manifesta 12 Palermo, 2018 ©Manifesta 12

Vallisaari (Finlandia)

Biennale di Helsinki | 12 giugno – 27 settembre 2020 |

The same sea, è il titolo della prima Biennale di Helsinki. Curata da Pirkko Siitari e Taru Tappola il tema principale di questo primo appuntamento biennale è l'interdipendenza: ogni azione e ogni cosa ha un impatto su qualcos'altro e contribuisce a sostenere il sistema.  Si terrà sull'isola di Vallisaari, presenterà circa 35 artisti internazionali e provenienti dalla Finlandia e l'80% delle opere sarà realizzato per la biennale. Tra gli artisti Paweł Althamer, Katharina Grosse, Gustafsson&Haapoja, Hanna Tuulikki, IC-98, Marja Kanervo, Tadashi Kawamata, Alicja Kwade, Laura Könönen, Tuomas A. Laitinen, Jaakko Niemelä, Mario Rizzi e Maaria Wirkkkala.

Vallisaari (Finlandia)

Berlino
11ª Berlin Biennale | 13 giugno – 13 settembre 2020 |

L’ 11ª Biennale di Berlino non ha ancora un titolo ma i quattro curatori tutti sudamericani hanno già avviato la programmazione prequel lo scorso autunno. María Berríos, Renata Cervetto, Lisette Lagnado e Agustín Pérez Rubio, un gruppo di curatori "intergenerazionali, identificati al femminile", stanno organizzando una serie di eventi da qui a maggio per costruire relazioni più sostenibili con la città e i suoi artisti.

Basir Mahmood, all voices are mine, 2018, courtesy Basir Mahmood, 10ª Biennale di Berlino

Luglio

Liverpool
11ª Liverpool Biennial | 11 luglio – 25 ottobre 2020 |

Con il titolo The Stomach and the Port l’11ª Biennale di Liverpool curata da Manuela Moscoso con la direzione artistica di Fatos Üstek ha invitato a partecipare oltre 50 artisti. La lista completa degli artisti non è stata ancora annunciata e quelli attualmente conosciuti sono Larry Achiampong, Erick Beltrán, Diego Bianchi, Alice Channer, Judy Chicago, Ithell Colquhuon, Christopher Cozier, Yael Davids, Ines Doujak & John Barker, Dr. Lakra, Jadé Fadojutimi, Jes Fan, Lamin Fofana, Ebony G. Patterson, Sonia Gomes, Ane Graff, Ayesha Hameed, Camille Henrot, Nicholas Hlobo, Laura Huertas Millán, Sohrab Hura, Evan Ifekoya, Invernomuto & Jim C. Nedd, Rashid Johnson, KeKeÇa, Jutta Koether, Last Yearz Interesting Negro, Ligia Lewis, Linder, Luo Jr‐shin, Jorge Menna Barreto, Haroon Mirza, Neo Muyanga, Pedro Neves Marques, Roland Persson, Anu Põder, Reto Pulfer, André Romão, Kathleen Ryan, Zineb Sedira, Xaviera Simmons, Teresa Solar, Daniel Steegmann Mangrané, Jenna Sutela, UBERMORGEN & Leonardo Impett, Luisa Ungar, Alberta Whittle, Zheng Bo, David Zink Yi.

Invernomuto & Jim C. Nedd, Pico–Un parlante de Africa en America (film still), 2017. Courtesy the artists

Settembre

13ª Gwangju Biennale, Corea del Sud | 4 Settembre – 29 Novembre 2020 |

Con il titolo Minds Rising, Spirits Tuning la 13ª Biennale di Gwangju diretta da Defne Ayas e Natasha Ginwala, la mostra indaga la coevoluzione del mondo con la tecnologia e il modo in cui essa potrebbe stimolare nuove forme di intelligenza attraverso reti globali, tecnologie queer e modalità di sopravvivenza comune. Tra gli artisti partecipanti ci sono Pacita Abad, Gala Porras-Kim e Patricia Domínguez. Sfidando le divisioni strutturali imposte all'intelligenza corporea, tecnologica e spirituale, Minds Rising, Spirits Tuning indagherà come queste diverse pratiche interagiscono con molteplici forme di vita. La 13ª Biennale coincide con il 40° anniversario della sanguinosa Rivolta Democratica di Gwangju.

KCHO's Para Olvidar (1995) in the 2018 Gwangju Biennale. Photo: Hili Perlson.

San Paolo (Brasile) 

34ª Biennale di San Paolo -Brasile | 5 Settembre – 6 Dicembre 2020 |

Con il titolo Faz escuro mas eu canto (Though it's dark, still I sing) la 34ª Biennale di San Paolo vede la curatela generale di Jacopo Crivelli Visconti e di un team di curatori composto da Paulo Miyada (curatore aggiunto), Carla Zaccagnini (artista, São Paulo-Malmo), Francesco Stocchi (curatore arte moderna e contemporanea, Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam), Ruth Estévez (curatore generale, Rose Art Museum, Boston, regista, LIGA DF, Città del Messico) in qualità di curatori ospiti.  Il titolo è il verso di una poesia dello scrittore brasiliano Thiago de Mello (nato nel 1926) e questa edizione presenta tre diversi concetti: spazio, tempo e profondità. Per quanto riguarda il tempo, la durata della biennale è stata prolungata, inizia nel febbraio 2020 con tre mostre personali e tre azioni performative di breve durata che occuperanno solo alcune aree del Padiglione della Biennale in momenti diversi, introducendo temi che saranno sviluppati nella mostra principale. Le opere delle mostre personali saranno poi esposte nella grande mostra collettiva, che si aprirà a settembre 2020, in nuovi contesti ma anche con i significati acquisiti nelle precedenti esposizioni.
Tra le performance sarà presentata A ronda da morte, scritta da Hélio Oiticica e mai eseguita prima, segnerà l'apertura della Biennale. Concepita nel 1979, quando l'artista è tornato in Brasile dopo aver vissuto tra Londra e New York per circa dieci anni, nasce come risposta poetica e simbolica all'ottimismo del Brasile dopo il declino della dittatura - un sentimento che l'artista non condivideva, poiché comprendeva che mancavano ancora molti cambiamenti strutturali che potevano portare un'effettiva giustizia sociale.

Deana Lawson Mama Goma , 2014. Courtesy of the artist and Fundação Bienal de São Paulo. Solo show 17 July – 23 August 2020 [First shown at the Kunsthalle Basel (Switzerland), 27 March - 24 May 2020, at as part of the 34th Bienal de São Paulo]