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Il quadrante sdrucciolevole. 08:00-20:00

Mostra online di Collective - un progetto di Mauro De Iorio a cura di Denis Isaia

Una cosa è certa. L’epidemia di Covid-19 segna un passaggio storico definito dall’accelerazione di dinamiche già in atto e di lungo corso. In altre parole siamo i protagonisti di una sfasatura dell’inerzia storica. È come se uno dei quadranti che ci aiutano a determinare i nostri equilibri (del tempo, dello spazio e della psiche) sia improvvisamente diventato sdrucciolevole, con le inevitabili conseguenze del caso.
La cosa più importante dal mio punto di vista è che tutto ciò accade prima all’interno del soggetto e solo dopo si coagula nella Storia, tanto più nel momento in cui le logiche convenzionali si inceppano e i nodi vengono al pettine.

Invitato dal Club Collective a curare una gallery tematica con le opere dei Soci ho proposto ad ognuno di loro di inviare un limitato numero di opere o riflessioni che potessero raccontare la propria quarantena. Lo spunto che è ho fornito è un neologismo, nattività, una condizione a metà tra lo stato attivo e quello inattivo. La nattività, riflettevo, è una condizione ben nota all’arbitrio liberissimo degli artisti e a cui l’eccezionale riscaldamento psichico imposto dal lockdown ci ha reso più vicini. Teorizzavo in breve (il testo dell’invito è in calce alla gallery) che da sempre gli artisti siano in grado di accendere la luce sui grovigli storici e psichici rispetto i quali la maggioranza della società si sente vaccinata. Ahinoi però, tale immunità - questa sì di gregge – quando le coordinate si fanno sdrucciolevoli si manifesta come un’imperdonabile sordità culturale.

 Il Quadrante Sdrucciolevole è diviso in due stanze, una diurna, dalle 08:00 alle 20:00 ed una notturna, dalle 20:00 alle 08:00. Il susseguirsi del giorno e della notte è un dato di fatto, eppure in epoca di Covid-19 i confini si fanno ancora più sfumati, la notte bussa alle porte del giorno e viceversa. Allora come ha felicemente ricordato uno dei soci di Collective “bisogna ascoltare le voci che sembrano essere inutili...”

di Denis Isaia

Isa Genzken, Ohne Titel (Weltempfänger), 1987, Courtesy Collezione Privata

Francesco Arena, Positivo di impronta destra con biglietti aerei, 2017 Bronzo lucido, biglietti aerei, Courtesy Collezione Scarzella

Ogni volta che guardo l’opera di Francesco Arena penso ai km che tutti noi collezionisti abbiamo fatto durante gli anni tra fiere, mostre, inaugurazioni e mi viene un po' di nostalgia, ma anche tanta riflessione. In fondo, ciascuno di noi ricorderà i momenti passati come attimi spesi a prendere aerei a destra e a manca, senza fermarsi mai! 
(Giovanni Scarzella)

Yasuhisa Kohyama, Suemono, 2014 grès cotto in forno Anagama, Courtesy Collezione Laura Borghi

Le opere di questo maestro giapponese hanno una gestazione molto lunga: l’argilla modellata e scolpita viene messa a cuocere per una settimana ma anche per un periodo più lungo in un forno alimentato a legna che l’artista ha costruito, chiamato Anagama, di origine antichissima, risalente al Medioevo.  Mi ricordano l’attesa e come questa, talvolta, sia insopportabile.
(Laura Borghi)

Chiara Camoni, Senza titolo – mosaico 2011-2012, marmo, 
Courtesy Collezione Gaddi

Ivan Moudov, Performing Time, 2012, HD Video Time: 24 Hours, Courtesy Collezione Agi Verona

Elmgreen & Dragset, Ball and Chain, 2004 ferro, vernice, Courtesy Collezione Michele Cristella

Santa Kantarovsky, Removal, 2018, olio e acquerello su lino, Courtesy Collezione De Iorio

Armin Linke, Mahakumbhamela, 2001 Edizione 2/5, Courtesy Collezione Privata

Non è una migrazione epocale, ma un numero esagerato di pellegrini che vuole raggiungere le acque dei fiumi Gange e Yamuna per purificarsi. Cosa mi ricorda? Un altro tipo di peregrinare. I “fedeli” in questo caso seguono le carovane del circo delle fiere d’arte, mostre, biennali, triennali, festival.
L’attuale fase di stallo a causa di un nemico invisibile non sappiamo quanto tempo durerà, ma ha messo un freno alla frenesia collettiva del dover esserci. Riflettiamo!
(Il collezionista)

Oscar Giaconia, Colon (Exterminator), 2017, Courtesy Collezione De Iorio

Evgeny Antufiev, Untitled 2016 Brass, Courtesy Tisot Art Collection Trust

La farfalla di Evgeny Antufiev mi fa pensare come in questo periodo mi sarebbe piaciuto essere una farfalla che può volare liberamente nel mondo, senza confini e barriere o governi che impediscano la libertà di movimento e spostamento.
(Tommaso Tisot)

Morten Løbner Espersen, Horror vacui #2222, 2019, grès e smalti, Courtesy: Collezione Laura Borghi

Horror vacui - la paura del vuoto - era originariamente il nome dello stile di un vaso greco classico del 1000 a.C. circa, con decorazioni intricate che ne ricoprivano l'intera superficie. L’artista ci rassicura "Non c'è nulla da temere. Né il vuoto né il suo opposto", ma in questo momento di sconforto ci assale la paura di non vedere la fine del tunnel.
(Laura Borghi)

Neil Beloufa, Bottles, 2016, alluminio, resina epossidica, Courtesy Collezione Vittorio Gaddi

Myles Starr, Untitled (squid) 2019, olio su tela, Courtesy Tisot Art Collection Trust

Celia Hempton, Andrea Italy 11th Janaury 2016 dalla serie Chat Random – Courtesy Collezione MASBO, Brescia

"Chat Random" è una serie ongoing di opere iniziata da Celia Hempton nel 2014. Il titolo della serie prende il nome dall’omonimo sito web in cui si possono incontrare sconosciuti utilizzando una webcam. L’artista si collega e dipinge uomini da tutto il mondo alla ricerca di sesso virtuale. L’artista deve dipingere rapidamente perché l’interlocutore potrebbe cambiare o chiudere la connessione in qualsiasi momento. La palpabile intimità creata è paradossalmente il risultato della distanza nello spazio, un’intimità virtuale al tempo stesso pericolo e sicura. Un’opera che sebbene realizzata nel 2016 assume oggi un significato ancora più forte se si pensa alla cattività forzata per migliaia di persone, in cui internet è rimasto l’unico elemento di “contatto” e di sfogo, anche sessuale.
(Il collezionista)

Mimmo Jodice, Ercolano, 1999 Stampa giclée Courtesy Collezione De Iorio

L’immagine esprime sentimenti di pietà e solidarietà. La ferita del corpo e in particolare del volto, che rappresenta l'individuo stesso, viene curata dal gesto di pietas della mano che lo ricompone. Questo è l'aspetto positivo ed entusiasmante di ciò che è successo in questa drammatica situazione, le molteplici prove di solidarietà manifestate da gran parte delle persone nei confronti del prossimo e il ritrovato spirito di comunità dimostrano un senso di solidarietà che forse prima non era così scontato.   
(Mauro De Iorio)

Meiro Koizumi, The Symbol #4, 2018, carboncino su carta e lastre di metallo, Courtesy: Collezione Privata, Lugano

Il discorso di abdicazione del padre dell’attuale imperatore del Giappone, nel 2016, passato dall’essere attivo all’essere inattivo. Perché penso possa far riferimento alla nattività? Da una parte perché ha stabilito la fine della sua “attività” di figura divina per il suo popolo, dall’altro perché è un evento che infrange le regole e le tradizioni del Giappone e resterà fisso nella memoria di tutto il Paese, che si è fermato per ascoltare il suo pensiero.
(Il collezionista)

Caleb Considine, Painting for Salammbo, 2015 Olio su tela, Courtesy Collezione Privata

È entrata nelle nostre case una palla di cannone, non so se ce la siamo meritata… Ma certamente ci stiamo guadagnando il ritorno alle nostre vite. Direi, quindi, che quest’opera ci può stare.
(Il collezionista)

Ronald C. Ventura, Greatest Show, 2012 olio su tela, Courtesy: Videoinsight® Collection 

Kim1995, "Tubular chair modified, claim stickers, 4,36 tons", 2018 sedia, adesivi, Courtesy Collezione Michele Cristella

L'opera è la riedizione della sedia tubolare, una delle icone del design contemporaneo e, quindi, della cultura odierna. Kim ha prodotto la mostra senza spostarsi dalla sua casa situata a Saint Kitts and Nevis  (arcipelago delle Piccole Antille) e senza spedire le opere, ma affidando telematicamente la produzione ad un assistente in Italia, che ha recuperato tutto il materiale esposto da discariche e luoghi di deposito, applicando inserti e modifiche secondo le istruzioni dell'artista. Una proposta di cambiamento sociale che non guarda alla ricerca della mobilità alternativa, ma definisce in maniera radicale lo slogan "Immobility is sustainable".
(Michele Cristella)

Darren Almond, Toil, 2010 Ferro, alluminio, bronzo e vernice, Courtesy Collezione Agovino

Jonathan Monk, Restaurant Drawing (LeWitt wall painting), 2019 Courtesy Collezione Fustinoni D'Amato

Un pezzo di carta - lo scontrino di un ristorante a conclusione di una serata fuori casa -, sul quale l’artista trasferisce un'immagine legata al mondo dell’arte.  Forse capita anche a noi, in reclusione forzata, di posare lo sguardo su un oggetto qualunque nel nostro appartamento e collegarlo a un momento o un pensiero connesso all’arte, antica, moderna o contemporanea che sia.   
(Andrea Fustinoni e Fabio D'Amato)

Humans (serie televisiva), UK 2015

"Humans" è una serie televisiva britannica di fantascienza, in cui in una dimensione parallela contemporanea il dispositivo tecnologico più in voga del momento è il cosiddetto synth, un avanzato androide dalle sembianze molto simili a quelle umane, ideato allo scopo di diventare un badante domestico per famiglie, o un operaio per compiti più umili. Alcuni li usano non solo per essere aiutati nella vita quotidiana, ma anche come dispositivo di compagnia e custodi dei ricordi familiari di momenti lontani nel tempo, o di persone ormai morte di cui pochi serbano il ricordo. Una famiglia dei sobborghi di Londra ne compra uno ricondizionato, scoprendo presto che tale modello possiede capacità molto più avanzate di quelle pubblicizzate, comportandosi e pensando in modo simile ad un essere umano, con una propria volontà. In questi tempi il cui un virus riesce a condizionare il comportamento e le abitudini di miliardi di persone, davanti a migliaia di morti non possiamo che riflettere sulla fragilità dell’esistenza umana e sul fatto che per proteggerci e sopravvivere saremo sempre più dipendenti dalle nostre macchine.

Shephard Fairey, Open Sign, Stencil serigrafia e collage su carta, Courtesy Collezione Emilio Bordoli

Étienne Chambaud, Contre-Depouille (Undercuts), 
2012, 
Seba pelle di pitone, corda, pali, acciaio, Courtesy Collezione Agi Verona

Shephard Fairey, Closed Sign, Stencil serigrafia e collage su carta, Collezione Emilio Bordoli

Gregory Crewdson, Untitled from Hover series, 1996-97, Courtesy Collezione Monica Rabaglia

Ho scelto queste due fotografie perché esprimono bene il tempo congelato e sospeso che caratterizza questi giorni di isolamento. Mi stimola la narrazione dell’opera d’arte e, in particolare, di come la fotografia abbia un’identità propria ma sia spesso collegata ad altre forme narrative come la scrittura e il cinema.
L’idea della serie "Hover" di creare momenti congelati e muti (non sappiamo perché nel cortile non ci sia più nessuno, sono forse fuggiti da un pericolo improvviso? Perché le strade sono vuote e una donna se ne riappropria piantando dei fiori?) lascia una narrazione aperta e ambigua che permette allo spettatore di completarla.

Gregory Crewdson, figlio di uno psicoanalista e cresciuto nei sobborghi di New York, costruisce fotografie come se fossero film, sistemando meticolosamente ogni dettaglio per creare scene suburbane misteriose, spesso completamente distaccate dalla realtà, o mettendo in gioco le inquietanti realtà degli ambienti quotidiani.
N
elle sue fotografie l'artista riesce a stimolare il subconscio dello spettatore a vari livelli usando le immagini come metafora delle sue e nostre nevrosi, ansie e desideri.
(Monica Rabaglia)

Gregory Crewdson, Untitled from Hover series 1996/97, Courtesy Collezione Monica Rabaglia

Miriam Cahn, O.T., 2012 olio su tavola, Courtesy Collezione De Iorio

Giorgio Andreotta Calò, Clessidra( J), 2016 installazione da Frammenti di Paradiso, Le Scalze - Chiesa di San Giuseppe a Pontecorvo, Napoli, 2017 Foto: Maurizio Esposito, Courtesy Collezione Agovino

Brett Charles Seiler, Flowers for mothers, 2020, Courtesy Collezione Tisot Art Collection Trust

"Flowers for mothers" di Brett Charles Seiler mi fa riflettere sulle numerose persone che in questo buio e triste periodo hanno perso la madre e non hanno potuto dire un'ultima volta ciao con un mazzo fiori. 
(Tommaso Tisot)

Michele Mathison, Emergence II 2019, acciaio, ottone e granito (rustenberg, rosso africano), Courtesy Tisot Art Collection Trust.

Il titolo dell’opera "EMERGENCE II" esprime benissimo il periodo che stiamo vivendo. L’opera ci fa riflettere sul fatto che dobbiamo fermarci, perché se continuiamo ad usare ed abusare del nostro pianeta come facciamo oggi, le piante saranno solo un lontano ricordo e altre pandemie ci travolgeranno.
(Tommaso Tisot)

Olafur Eliasson, Meteor Shower Bike, 2010, Bicicletta, specchio, alluminio, lampadina, Courtesy Collezione Vittorio Gaddi


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Cari amici, 

vi propongo un gioco. È basato su un neologismo, nattivitàNattività descrive una condizione anomala a metà tra l’attività e l’inattività. Dato il periodo avrete già capito dove voglio andare a parare. E in effetti la nattività è una condizione vicina a quella che viviamo in questi giorni. Triste e coatta, eppur, bisogna ammetterlo, prolifica forse perché più stretta alla vita e alla morte. 

In quarantena abbiamo fatto pensieri inaspettati. Abbiamo forse sognato di più. Ci siamo riparati nelle pagine di un cinico scrittore. Abbiamo stretto nuove complicità con le opere d’arte. Ci siamo infuriati e ci siamo interrogati sul futuro di tutto ciò che conosciamo. E su questa specialità della nattivissima quarantena che vi invito a far cadere le vostre attenzioni. Ci piacerebbe raccontarla con le energie che scaturiscono principalmente dalle opere delle vostre collezioni, ma non necessariamente. Se una frase, un’immagine, un film, un pensiero vi ha dato altrettanto li facciamo entrare. Se è disperata, terrorizzata, malinconica, intima, innovativa o cinica, va bene. Il nostro sarà il racconto singolare di un momento singolare, ci concederemo per questo motivo anche di uscire dal seminato. 

Buona nattività!

Breve appendice sulla nattività

Chi segue le vicende dell’arte avrà notato come la nattività (l’attività inattiva) assomigli molto alla quotidianità degli artisti. La prolungata inattività di Marcel Duchamp – uno degli artisti più importanti del XX secolo – molto dice sulle particolari modalità produttive dell’arte. Ed in effetti quella straordinaria storia ripresa pari pari da alcuni artisti a noi cronologicamente più vicini (Maurizio Cattelan tra i più noti, ma dovremmo eccome parlare di un gallerista come Seth Siegelaub) è il frutto delle libertà che nel corso dei secoli abbiamo eccezionalmente riconosciuto appartenere al fare artistico. Accettiamo che la produzione di un’opera d’arte possa essere il frutto di una lunga inattività, di un colpo di genio, di un pensiero divergente o di quasi-niente. E quindi ad esempio acquisiamo un’opera che sappiamo non aver richiesto particolare dispendio di risorse o energie (e spesso quando riusciamo ad entrare in stretto contatto con tali prove le ammiriamo come le migliori) e ce la godiamo condividendone la libertà di pensiero che ci regala. Ciò accade perché l’arte è un’attività dell’intelletto slegata da ogni fine (i filosofi parlano a proposito di “puro mezzo”), ovvero è una attività che ha come unico punto di partenza e d’arrivo l’opera. Banalizzando un po’ essere artisti significa trovarsi davanti a una tela bianca (un foglio, un progetto, una materia informe…) e pensare se e come riempirla. Non c’è nessuna filiera da rispettare e quindi nessun obbligo se non quelli idealmente assunti con i pensieri, le visioni, i rovelli, le paure, le passioni o le verità. Di fronte a questa eccezionalità la vita degli artisti è ordinariamente e straordinariamente nattiva.

Denis Isaia, aprile 2020