02/01/2020 | Silvia Anna Barrila

Richard Artschwager al Mart

Fino al 2 febbraio a Rovereto la prima mostra antologica in Italia del maestro americano a cura di Germano Celant e in collaborazione con il Guggenheim di Bilbao

Quando l’artista americano Richard Artschwager si è dedicato all’arte, aveva già quasi 40 anni e una vita avventurosa alle spalle. Classe 1923, nato a Washington, studente di matematica e chimica nei primi anni 40, ha combattuto nella seconda guerra mondiale. Dopo la fine della guerra è stato a Vienna, dove ha lavorato nell’intelligence. Lì ha conosciuto sua moglie, con la quale è tornato a New York nel 1947, ha completato gli studi e si è laureato in fisica. Negli anni successivi ha svolto i lavori più diversi: da fotografo di neonati a impiegato di banca a designer di mobili, un’attività che si rispecchierà più tardi nella sua produzione artistica. L’arte lo ha sempre interessato e dal 1960 vi si è dedicato in modo esclusivo, quando la chiesa cattolica gli ha commissionato di disegnare altari portabili da usare sulle navi.

Il suo successo è stato immediato. Il direttore di Leo Castelli, Ivan Karp, è diventato suo sostenitore e lo include nella scuderia dell’importante gallerista. Inizialmente il suo stile è stato inquadrato nella Pop Art e nel 1964 le sue opere sono state esposte in una mostra in galleria con artisti come Roy Lichtenstein, James Rosenquist, Frank Stella e Andy Warhol. Ma nel 1966 Artschwager è stato incluso anche nella mostra “Primary Structures: Younger American and British Sculptors” al Jewish Museum di New York, considerato il momento di affermazione del Minimalismo, e questo dimostra come il suo stile sia sempre stato unico e difficile da inquadrare in un movimento. Nelle sue sculture Artschwager combina l’oggetto con la sua immagine (mentre il Minimalismo è puramente concettuale e non-rappresentativo), unisce apparenza ed essenza, l’immediatezza della Pop Art alla semplicità strutturale della Minimal Art. Artschwager confonde le classificazioni artistiche, così come il confine tra arte e design. Utilizza materiali sintetici tipici della progettazione di mobili come la formica, ma ha un approccio fortemente concettuale.

Richard Artschwager, Table and Chair, 1963-64, Tate London

Anche la sua successiva produzione di dipinti, derivati da immagini dei mass-media, è difficile da categorizzare. Dipinti nei toni del grigio, realizzati su pannelli Celotex a trama ruvida (normalmente utilizzati negli edifici per l'impermeabilizzazione e l’acustica) e spesso presentati in cornici costruite dall'artista, sfidano le distinzioni tradizionali tra pittura e scultura.  Come ha affermato l'artista stesso: “La scultura è per il tatto, la pittura è per l'occhio. Io volevo realizzare una scultura per l'occhio e un dipinto per il tocco.”

Richard Artschwager, Fabrikhalle, 1969, Ulmer Museum, Ulm Stiftug Sammlung Kurt Fried

Artschwager ha avuto subito fortuna critica, come dimostra il fatto che le sue opere siano conservate nei più importanti musei al mondo, dal MoMA al Metropolitan, dalla Tate al Pompidou. Anche gli artisti lo ammirano: tra i suoi collezionisti ci sono, per esempio, Ed Ruscha, John Baldessari e Albert Ohlen. Il suo lavoro è stato profetico nell’anticipare il ruolo delle immagini e come la fotografia oggi influenzi il nostro modo di percepire il mondo. Anche il suo mercato è sempre stato florido, sia in vita che successivamente (è scomparso nel  2013, ad Albany, New York, Stati Uniti). Oggi è trattato da gallerie quali Gagosian, David Nolan, Xavier Hufkens, Sprüth Magers. Ma i suoi prezzi all’asta, rispetto ad altri contemporanei, non sono stellari, anche a causa della rarità di pezzi importanti sul mercato secondario. Il record è di più di dieci anni fa, segnato da Christie’s nel 2007 per un dipinto del 1974 intitolato “Interior with Sideboard I” ed è pari a 1.272.000 dollari rispetto ad una stima di 400-600.000 dollari. Un’opera che appartiene a quelle più richieste dal mercato, i dipinti su celotex degli anni 60-70, ma che, appunto, sono alquanto difficili da reperire. Un’altra criticità è quella relativa al catalogo ragionato, che ancora non esiste.

In mostra al Mart ci sono circa 80 opere dagli anni 60 ai primi 2000, provenienti da alcune delle maggiori collezioni pubbliche e private al mondo tra cui il Whitney, la Tate, la collezione Broad di Los Angeles, la Fondation Cartier, la Fondazione Prada, la fondazione Emanuel Hoffmann di Basilea, il Museum Ludwig di Colonia e grazie alla collaborazione con gallerie come Gagosian, Georg Kargl, David Nolan, Xavier Hufkens, Sprüth Magers e Artiaco. La mostra, curata da Germano Celant, è stata realizzata in collaborazione con il Museo Guggenheim di Bilbao, dove sarà in mostra dal 28 febbraio al 10 maggio 2020.

Richard Artschwager, City of Man, 1981, Promised gift of Emily Fisher Landau, Whitney Museum of American Art New York © 2019 Digital image Whitney Museum of American Art / Licensed by Scala

Richard Artschwager, Search for Tomorrow, 2004, Sprueth Magers

Richard Artschwager, Tank, 1991, The Broad Art Foundation Los Angeles

Richard Artschwager, Tower III (Confessional), 1980, Emanuel Hoffmann Foundation, gift of the president 2007, on permanent loan to the Oeffentliche Kunstsammlung Basel

Richard Artschwager, Apartment House, 1964, Koeln, Museum Ludwig

Richard Artschwager, Satyr, 2001, Private Collection, Courtesy Gagosian Gallery

Richard Artschwager, Two Point Perspective, 1994, Heinz und Marianne Ebers-Stiftung, Kunstmuseen Krefeld Kunstmuseen Krefeld - Dirk Rosen ARTOTHEK