Genova | Italia

Collezione Cardillo Piccolino

Felice Cardillo Piccolino è medico oculista con una speciale competenza per le malattie della retina.

Matthew Barney, Envelopa: Drawing Restraint 7 (Guillotine), 1993 Courtesy l'artista e Barbara Gladstone Gallery, New York

Quali artisti sono presenti in collezione? Italiani, stranieri, emergenti, famosi?

Le nostre opere sono per lo più di artisti stranieri. La nostra attenzione è rivolta ad artisti emergenti o di media carriera che abbiano il supporto di gallerie non solo italiane. Abbiamo iniziato a collezionare negli anni ’90, che sono stati segnati dai protagonisti della storica mostra “Post-Human” di Jeffrey Deitch. Uno dei più importanti di questi artisti, Matthew Barney, ci ha letteralmente affascinato, e per diversi anni abbiamo acquistato periodicamente sue opere, una decina, dalla galleria Barbara Gladstone. Da questa galleria abbiamo preso anche opere di Richard Prince, Thomas Hirshhorn, Catherine Opie, Paloma Varga Weitz. In seguito ci siamo maggiormente interessati alla pittura, soprattutto figurativa, seguendo anche la direzione dell’arte internazionale del momento. Tra gli artisti cosiddetti “established” abbiamo opere di Philippe Taaffe, Wilhelm Sasnal, Andro Wequa, Jakub Julian Ziolkowski, Serban Savu, Alex Katz, Jules de Balincourt, George Shaw, Enrique Martinez Celaya, Elizabeth Magill, Anthon Henning, Wangechi Mutu, Chatherine Bradford, Jonas Burgert.

Seguiamo con molta attenzione la pittura internazionale emergente, sperando ovviamente come tutti i collezionisti di scoprire nuovi talenti.  Questo è avvenuto con l’artista rumeno Adrian Ghenie, di cui abbiamo preso un’opera nel 2007, molto prima che diventasse uno dei pittori top internazionali. E più di recente con Claire Tabouret e Nina Chanel Abney. In questi ultimi anni ci sembra particolarmente interessante una nuova generazione multietnica di artisti figurativi, accomunati nelle loro opere dal tema della migrazione e della diaspora.  I nostri acquisti più recenti vanno in questa direzione, con opere di Tajh Rust, Ramiro Gomez, Awol Erizku, TM Davy, Alexi Marshall.

Tra gli artisti italiani, abbiamo un Vezzoli della serie “Caligola” preso da Gagosian. Poi opere di Gian Marco Montesano, Gabriele De Santis, Nicola Samorì, Silvia Argiolas.

Francesco Vezzoli, Chaerea Killed Caligula (Paolo Bonacelli), 2005, Courtesy l'artista, Gagosian Gallery, Los Angeles

Awol Erizku, SKRT, 2017, Courtesy l'artista e Nina Jonson Gallery, Miami

Ci racconta qualche storia legata ad un acquisto che ricorda con piacere?

Sicuramente io e mia moglie non dimentichiamo il primo acquisto che ha dato una svolta internazionale alla nostra passione: il Drawing Restraint 7 di Matthew Barney, che ci aveva colpito alla Biennale del 1993 e che qualche mese dopo, in un viaggio a New York, abbiamo ritrovato da Barbara Gladstone. Era l’ultimo esemplare dell’edizione e costava 15.000 dollari, decisamente troppo per le tasche di un ricercatore universitario. Lo abbiamo riservato senza troppa convinzione e ci abbiamo meditato su per tutto il viaggio di ritorno in Italia, rendendoci conto che non potevamo permettercelo. La sera dopo abbiamo chiamato al telefono Barbara per confermarlo.
E’ particolarmente piacevole anche il ricordo dell’acquisto di un altro Barney. Eravamo stati invitati alla presentazione europea del film Cremaster 2 che si teneva a palazzo Pitti a Firenze. C’era Francesco Bonami che intervistava Barney. Eravamo ospiti personali di Barbara Gladstone alla cena in casa Della Gherardesca (non proprio il nostro ambiente) con Barney che si serviva con noi al buffet. Avevamo il privilegio di una prima scelta fra le opere tratte dal Cremaster 2 e scegliemmo “The Drone’s Cell” dove Barney, travestito da Gilmore, è in tuta bianca con pistola in mano riverso sul sedile di un’auto. Confidammo la nostra scelta a Bonami che si compiacque. Abbiamo saputo in seguito che la stessa opera (edizione di 6) era stata acquisita dal MOCA di Chicago dove Bonami era Senior Curator.
Ma il nome di Barney nei miei ricordi è in qualche modo legato a quello di Gian Marco Montesano. Perché prima che ci si aprissero gli orizzonti dell’arte internazionale, Montesano era il nostro artista preferito. Lo avevamo scoperto su una copertina di Flash Art (che lo supportava molto) e poi seguito a lungo, acquistando diverse sue opere. Lo incontrammo più volte e vedemmo in anteprima nel suo studio a Bologna i dipinti con cui avrebbe partecipato proprio ad “Aperto ‘93” della Biennale di Venezia. Quando ormai consideravamo superato il nostro “periodo Montesano” abbiamo casualmente trovato sue opere da Annina Nosei Gallery a New York, dove aveva appena concluso una mostra. In quella storica galleria in cui erano passati Basquiat, Haring e Koons, Montesano in qualche modo ci riconquistò. Un dipinto con una bimba in costume vintage sulla spiaggia, con colori pastello su fondo bianco e nero, era tra i più bei Montesano che ci era capitato di vedere. Ma l’opera era grande e ci sembrava complicato spedirla in Italia. Andammo via dalla galleria con una foto polaroid del quadro. Diversi anni dopo Annina Nosei partecipò all’Arte Fiera di Bologna e io e mia moglie andammo al suo stand portando quella polaroid, per ricordarle il nostro incontro a New York. Il quadro della bimba era lì, ancora imballato. Non ci abbiamo pensato molto per decidere di portarcelo a casa.

Matthew Barney, Cremaster 2: The Drone’s Cell, 1999, Courtesy l'artista e Barbara Glastone Gallery, New York

Quanto è importante incontrare gli artisti?

Incontrare l’autore di opere della propria collezione è sempre un’esperienza emozionante e culturalmente interessante. Soprattutto se si associa alla visita dello studio dell’artista. Ci è capitato di recente di visitare lo studio di Jonas Burgert in occasione di un nostro viaggio a Berlino e su invito della galleria Blain Southern. Eravamo in uno spazio enorme, circondati da dipinti monumentali affollati di figure oniriche e misteriose, che abbiamo capito rappresentavano quella che per l’artista è l’esistenza umana.

Jonas Burgert, Trau Viech, 2019, Courtesy l'artista e Tang Contemporary Art, Hong Kong

Come è nata questa passione? Per quale motivo avete iniziato a collezionare?

Penso che la passione sia nata lentamente, guardando mostre e incontrando amici già collezionisti. Ma posso focalizzare nei ricordi un momento cruciale per l’inizio di un collezionare più meditato. Mi trovavo a condividere una seduta di laurea all’Università di Genova con un collega che ha una importante collezione familiare di arte contemporanea. Tra una discussione di tesi e l’altra parlavamo d’arte. Gli chiesi di farmi i nomi degli artisti internazionali da lui considerati particolarmente degni di attenzione in quel momento. Mi ritrovai con l’elenco degli artisti della mostra-manifesto Post-Human…tra cui Matthew Barney.

 Il primo acquisto, l’ultimo acquisto

Il primo importante è l’opera di Barney di cui ho parlato. L’ultimo è un piccolo dipinto del giovane artista americano Keiran Brennan Hinton, della scuola di Yale, famosa per sfornare artisti di talento.  L’opera è stata eseguita durante un suo stage a Palermo a cui ha fatto seguito una mostra da Francesco Pantaleone Gallery.

La lista dei desideri per il 2020

Faccio solo un nome: Salvo, che è un ritorno al passato, ma ne ho sempre desiderato un’opera. La cercherò eventualmente alla prossima Arte Fiera.

Opere di Jules de Balincourt. A sinistra: Itinerant Ones, 2012, Courtesy l'artista e Salon 94, New York. A destra: Power Outage, 2013, Courtesy l'artista e Victoria Miro Gallery, Londra

In Italia quali gallerie seguite? E quali fiere d’arte frequentate?

Seguo l’attività di gran parte delle gallerie di maggiore rilievo che propongono pittura figurativa. Ho comprato opere da Monica De Cardenas, Studio Guenzani, Capricorno, Brand New Gallery, Frutta, Monitor, Richter, Francesco Pantaleone. Per quanto riguarda le fiere, andiamo praticamente ogni anno a Frieze London, talvolta Art Basel e Armory Show. In Italia sempre ad Artissima e miart, meno di frequente Arte Fiera Bologna. Ultimamente anche Art Verona.

Il ruolo dei social network nelle scelte: fonte di ispirazione e/o informazione?

Penso che i social, e soprattutto Instagram che usa l’immagine come veicolo di informazione, possano essere oggi una fonte straordinaria di ispirazione per chi segue e colleziona l’arte contemporanea. Una volta le informazioni su artisti e mostre le cercavo su Flash Art e Art Forum, o mi arrivavano per posta dalle gallerie con cui ero in contatto. Ora, oltre ai succitati media, posso consultare Instagram per venire a conoscenza in tempo reale di quello che emerge e si consolida nel mondo dell’arte contemporanea. È importante ovviamente seguire i profili social “giusti”. Confesso anche di tenere in qualche considerazione per le mie scelte l’apprezzamento (like) che ricevono le immagini di alcune opere da me postate (@piccolinocollection). 

Nicola Samorì, Sofonisba, 2018, Courtesy l'artista e Monitor, Roma

Avete mai prestato un’opera della vostra collezione? Se sì, in che occasione?

Abbiamo prestato diverse opere per mostre in musei ed è sempre stata un’esperienza emozionante e gratificante. Tra i prestiti il lavoro di Barney,  Drawing Restraint 7 al MART di Rovereto, un’opera di Wilhelm Sasnal all’ Hayward di Londra e al Castello di Rivoli. Un’opera di Andro Wequa e una di Hernan Bas rispettivamente ad un museo scozzese ed uno portoghese di cui non ricordo il nome, un piccolo dittico di Wangechi Mutu al Guggenheim di Berlino, un lavoro di de Balincourt al MMFA di Montreal, per ultimo un'opera di George Shaw allo Yale Museum of British Art. 

Pro e contro del prestito delle opere d’arte.

Decisamente ogni richiesta di prestito di una nostra opera da parte di un museo è stata accolta con piacere, perchè segno che la nostra scelta è stata giusta. Inoltre l’esposizione museale ci fa poi apprezzare l’opera al suo ritorno a casa ancora di più. Non è poi da trascurare la soddisfazione di partecipare all’inaugurazione della mostra dove la propria opera è esposta.

Da sinistra, Enrique Martinez Celaya, George Shaw, Wangechi Mutu, Collezione Cardillo Piccolino